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Dal dovere al piacere: ritrovare il proprio autentico volere


Fin dall’infanzia impariamo molto presto che, per essere accolti, amati e riconosciuti, dobbiamo comportarci in un certo modo.

Impariamo a essere disponibili, educati, forti, efficienti. Impariamo a non disturbare, a non deludere e a rispondere alle aspettative degli altri. In quella fase della vita tutto questo ha una funzione importante: ci permette di adattarci all’ambiente nel quale stiamo crescendo e di sentirci parte di esso.

A poco a poco, però, ciò che inizialmente rappresentava una forma di protezione può trasformarsi in un’abitudine profonda. Il “devo” prende il posto del “voglio”, mentre le emozioni, i desideri e i bisogni autentici vengono trattenuti, modificati o resi più accettabili.

Si costruisce così una personalità capace di funzionare nel mondo, ma non sempre capace di sentire davvero.



La personalità che mostriamo agli altri

La personalità è l’insieme dei ruoli e dei comportamenti attraverso i quali ci presentiamo alla società. Non è necessariamente qualcosa di falso: ci aiuta a lavorare, comunicare e costruire relazioni.

Il problema nasce quando iniziamo a identificarci completamente con questa immagine.

Dobbiamo apparire forti anche quando siamo fragili. Sicuri quando abbiamo paura. Veloci quando avremmo bisogno di rallentare. Vincenti, produttivi e sempre pronti, anche quando il corpo ci sta chiedendo una pausa.

In una società che valorizza soprattutto il risultato, rimane poco spazio per l’ascolto.

Eppure il corpo continua a comunicare.

Lo fa attraverso la tensione, la stanchezza, la mancanza di desiderio, l’irritabilità, la difficoltà a lasciarsi andare o l’incapacità di provare un piacere profondo. Non si tratta necessariamente di un corpo che non funziona: spesso è un corpo che è stato ascoltato troppo poco.


Il piacere non è una prestazione

Siamo abituati a pensare al piacere come a qualcosa da ottenere. Un risultato da raggiungere, un’esperienza da consumare o una sensazione da produrre.

Nel Tantra il piacere assume un significato differente.

Non è soltanto eccitazione e non coincide necessariamente con l’orgasmo. È la capacità di essere presenti a ciò che accade dentro di noi, senza doverlo accelerare, controllare o trasformare immediatamente.

Il piacere autentico può nascere da un respiro consapevole, da un contatto rispettoso, dal calore della pelle, da uno sguardo, da un movimento lento o dalla possibilità di rimanere fermi senza sentirsi in colpa.

È un piacere che non chiede di dimostrare nulla.

Non segue i tempi della mente, ma quelli del corpo. Può essere delicato, graduale e persino silenzioso. Non ha necessariamente una meta, perché il suo valore è nell’esperienza stessa: nello stare, nel respirare e nel sentire.


Che cosa voglio davvero?

Quando il dovere occupa quasi tutto lo spazio della nostra vita, può diventare difficile riconoscere ciò che desideriamo.

Alla domanda “Che cosa vuoi?” molte persone rispondono indicando quello che dovrebbero fare, quello che gli altri si aspettano oppure ciò che considerano più ragionevole.

Il volere autentico, invece, nasce da un ascolto più profondo.

Non è un impulso egoistico e non significa ignorare responsabilità, conseguenze o bisogni altrui. Significa imparare a distinguere tra ciò che scegliamo consapevolmente e ciò che continuiamo a fare soltanto per paura di essere giudicati, rifiutati o considerati inadeguati.

Il corpo può aiutarci a riconoscere questa differenza.

Quando una scelta ci appartiene davvero, spesso sentiamo apertura, presenza, energia e respiro. Quando agiamo esclusivamente per obbligo, possiamo percepire chiusura, pesantezza, rigidità o un senso di distanza da noi stessi.

Non sono regole assolute, ma segnali da ascoltare.


Il conflitto tra controllo e sentire

Dentro di noi convivono due movimenti.

Uno cerca ordine, direzione, sicurezza e controllo. L’altro desidera apertura, spontaneità, creatività e abbandono. Possiamo riconoscerli simbolicamente come due polarità: il principio maschile e quello femminile, la coscienza e l’energia, Shiva e Shakti.

Queste polarità non appartengono esclusivamente agli uomini o alle donne. Vivono in ogni persona e hanno entrambe una funzione essenziale.

Il problema non è il dovere in sé. Abbiamo bisogno di responsabilità, struttura e capacità di portare avanti ciò che scegliamo. La difficoltà nasce quando il controllo diventa l’unica voce possibile e soffoca completamente il sentire.

Allo stesso modo, il piacere non significa vivere senza limiti o evitare ogni responsabilità. Significa permettere alla vita di essere nutrita anche dalla sensibilità, dal desiderio, dalla lentezza e dalla presenza.

L’equilibrio nasce quando queste due parti smettono di combattere e iniziano a dialogare.


Il senso di colpa davanti al piacere

Per molte persone concedersi piacere non è affatto semplice.

Appena arriva il desiderio di riposare, ricevere, giocare, esplorare la sensualità o dedicarsi del tempo, compare una voce interiore:

“Non dovresti.”

“Stai perdendo tempo.”

“Prima devi occuparti degli altri.”

“Non te lo sei meritato.”

Il senso di colpa diventa così il custode del dovere. Interviene ogni volta che il piacere prova a riconquistare il proprio spazio.

Ma il piacere non è un premio da meritare dopo avere esaurito tutte le energie. È una componente fondamentale della salute emotiva e relazionale. Ci rende più presenti, vitali e disponibili all’incontro.

Quando viene negato troppo a lungo, rischiamo di vivere in uno stato di continua esecuzione: facciamo tutto ciò che è necessario, ma perdiamo il contatto con ciò che ci fa sentire vivi.


Tornare al corpo attraverso il Tantra

Il Tantra non invita a combattere la mente, ma a ricondurla dentro l’esperienza del corpo.

Attraverso il respiro, la meditazione, il movimento consapevole e il contatto, possiamo imparare a osservare ciò che accade senza giudicarlo. Possiamo riconoscere una tensione senza forzarla a scomparire, accogliere un’emozione senza vergognarcene e percepire il piacere senza trasformarlo immediatamente in una prestazione.

Questo percorso richiede lentezza.

Il corpo non si apre perché glielo ordiniamo. Si apre quando si sente ascoltato, rispettato e al sicuro. Anche le resistenze hanno un significato: spesso non sono ostacoli da abbattere, ma richieste di attenzione.

Nel momento in cui smettiamo di imporci ciò che dovremmo sentire, possiamo finalmente incontrare ciò che è realmente presente.


Una pratica per riconoscere il proprio volere

Trova un luogo tranquillo e concediti alcuni minuti senza distrazioni.

Siediti oppure sdraiati in una posizione comoda. Porta una mano sul petto e una sul ventre. Respira lentamente, senza cercare di modificare subito il ritmo.

Poi domandati:

  • Che cosa sto facendo, in questo momento della mia vita, soltanto perché sento di doverlo fare?

  • Che cosa desidera realmente il mio corpo?

  • Di che cosa avrei bisogno se non dovessi dimostrare nulla a nessuno?

  • Quale piccolo piacere posso concedermi oggi senza doverlo meritare?

  • Qual è un “no” che vorrei imparare a pronunciare?

  • Qual è un “sì” che continuo a rimandare?


Non cercare una risposta perfetta. Osserva le sensazioni che emergono: il respiro, le tensioni, il calore, il desiderio di muoverti o le emozioni presenti.

Il volere autentico non sempre arriva come una voce forte. A volte si manifesta come una percezione sottile che ha bisogno di tempo e silenzio per essere riconosciuta.


La libertà di scegliere

Ritrovare il proprio volere non significa eliminare ogni dovere. Significa trasformare l’obbligo inconsapevole in una scelta.

Quando piacere e responsabilità trovano un equilibrio, non siamo più costretti a vivere divisi tra ciò che sentiamo e ciò che facciamo. Possiamo costruire una vita nella quale la mente offre una direzione e il corpo conserva il diritto di partecipare.

È proprio al centro di queste due forze che può nascere una danza più armoniosa: una vita capace di contenere disciplina e abbandono, confini e apertura, azione e ascolto.

Il Tantra ci ricorda che il piacere non è qualcosa da inseguire fuori di noi. È una capacità da risvegliare, un linguaggio del corpo da imparare nuovamente ad ascoltare.

Perché il piacere è una competenza. E possiamo allenarla.


Se senti di avere vissuto troppo a lungo nel “devo” e desideri ritrovare il contatto con il corpo, il piacere e il tuo sentire autentico, i percorsi di Essenza Tantra ti accompagnano attraverso il respiro, la presenza e lo Yoga del Tocco.

Ogni esperienza si svolge nel rispetto dei confini, dei tempi personali e del consenso, senza prestazione e senza giudizio.

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